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Nel ricco scenario italiano delle applicazioni per taxi, c’è chi sta lavorando a un compromesso tra i due poli: Uber, focalizzato sul cliente, e le applicazioni dei tassisti, focalizzate sul servizio taxi. Il caso è quello di EzTaxi, un’applicazione che ha il merito di essere tutta italiana, ma di avere un founder che ha lavorato ad Uber. Tutto sta a vedere su quali saranno le fette di questo vivacissimo mercato, e chi troverà la soluzione più gradita.

La differenza principale con Uber è ovviamente che fa affidamento sui proprietari di taxi con regolare licenza. La differenza con applicazioni come IT Taxi sta nel fatto che EzTaxi cerca una mediazione positiva (wi win) tra l’interesse del cliente e quello del taxi. Le caratteristiche tecniche sono simili: Gps, pagamento con la carta di credito anche se il guidatore non possiede un POS, e inoltre permette di visualizzare il percorso del taxi in tempo reale direttamente sul proprio smartphone. Una volta stabilito con la classica notifica-push, il cliente può contattare direttamente il tassista senza dover passare dal sistema radiotaxi centrale. Come nelle piattaforme tipo Uber, i feedback del cliente (cioè i voti sulle performance) finiscono nel database della società, che potrà contattare direttamente il conducente per risolvere eventuali problematiche.

Un’altra similitudine con Uber è l’assenza di abbonamenti. Ecco le parole di Tommaso Lazzari uno dei fondatori ed ex dipendente di Uber (insieme a Nicola D’Angelo, Manuel Zanchetta e Giovanni Stella):” Il tassista paga una piccola fee (compenso) solo nel momento in cui ottiene la corsa direttamente dall’app. Inoltre, all’interno di EzTaxi è stato sviluppato uno strumento che permette loro di prevedere dove saranno le prossime chiamate, grazie a una mappa che segnala le zone dove è più probabile ci sia richiesta di un taxi”.

Il mercato dei taxi deve necessariamente diventare più flessibile e vicino ai clienti. È ridicolo pagare un taxi dal momento in cui lo si chiama e non dal momento in cui lo si usa, sarebbe come pagare un avvocato per il tempo che mi fa aspettare nella sala d’attesa. La nascita di servizi alternativi quali car-sharing, car-pooling, ride-sharing non possono essere ignorati, pena la scomparsa del servizio stesso. Il servizio taxi perciò dovrà essere integrato sempre di più nella vita reale delle persone utilizzando tutti i dati di traffico e di spostamento delle persone che sono già da ora disponibili per poter ottimizzare il servizio e renderlo più comodo e fruibile.

Fino all’8 Ottobre 2014 il numero di taxi collegato a questo sistema era di circa 200 in tutta Italia e le città che godono di questo servizio sono: Milano, Roma, Venezia, Como, Trento, Cagliari, Riva del Garda, Firenze, Pavia e Cremona.

Matteo Paviolo s218618